http:// www.vampzaga.com > new > Racconto.asp


§
Racconto: Paola Carrozzo - Vera: l'anima vampira

Lo fissò con improvvisa e rinnovata attenzione, poi, con la leggerezza e lo scatto di un felino, Camilla si alzò e gli si avvicinò fin quasi a sfiorarlo. Joseph era chino sul monitor del suo portatile, batteva sui tasti l’ultimo episodio del suo romanzo.
- Un essere alato che, per lo più era simile ad un pipistrello, ma in qualche modo aveva anche un aspetto umano, si scagliò contro la povera Camilla, aggredendola con ferocia, - mormorò rileggendo.
Joseph aveva la fronte corrugata per l’intenso sforzo mentale, e non si era accorto dell’avvicinarsi di Camilla, ma aveva avvertito uno spostamento d’aria alle sue spalle. Il brivido che lo colse fu intenso e immediato. Si voltò di soprassalto. Lei lo stava fissando da molto vicino. D’istinto lui chiuse gli occhi perché sapeva che guardandola a lungo non avrebbe resistito a quella provocazione.
Un intenso e inebriante profumo lo stava avvolgendo con malizia. Gli ricordava molto l’incenso, misto all’essenza di rosa purpurea e del gelsomino. Ebbe all’istante un giramento di testa. Poi lo colse un senso di vuoto che doveva appagare. In quel momento, l’unico suo pensiero era di lasciarsi andare e riempirsi di tutto ciò che l’amore di quella donna poteva offrirgli.
Lui, però, non riusciva a muoversi. Un’ingiustificata paura lo bloccava. Così, per mascherare quell’irruente sentimento che aveva nei confronti dell’amica, scaricò la tensione in un largo sorriso.
- Joseph, ti ricordi quella prima volta quando ci siamo incontrati in quel bar? - domandò lei, massaggiandogli leggermente una spalla. Lui s’irrigidì. Poi rispose:
- Cara, non potrei dimenticarlo.
- Ricordi quanto lungamente ci siamo guardati?
- Sì, poi, ti sei seduta al mio fianco ed hai iniziato a parlarmi di te per un paio d’ore...
- Beh... ero un po’ brilla! E poi, non tutti i giorni s’incontrano per caso, scrittori del tuo livello e in un bar di periferia. Volevo catturare la tua attenzione con una delle mie storie.
- ...e ci sei riuscita! Sei stata la mia fonte d’ispirazione. Ero in un momento di difficoltà creativa. Grazie Camilla.
- Figurati! - Disse lei sussurrandoglielo in un orecchio, prima di allontanarsi. Camilla sorrise, nell’udire un sospiro sommesso, e si diresse verso la finestra. Rimase lì per qualche minuto ad ascoltare il respiro di Joseph che ora diventava sempre più regolare e distante, come il palpitio delle stelle.
Dopo quell’incontro, era stato lui a proporle di romanzare le sue incredibili vicissitudini esistenziali.
Il dover, però, confessare a Joseph la doppia realtà che la stava affliggendo le aveva creato un certo imbarazzo. Ben presto quel disagio svanì. Camilla era certa che Joseph, essendo un esperto in fenomeni paranormali, fosse la persona più adatta a chiarire quell’evento che ormai si stava ripetendo da alcuni mesi. Udiva, ovunque andasse, un’insolita voce che la tormentava con strane frasi. Col passar del tempo si convinse che poteva essere qualcosa di reale proveniente da chissà quale luogo sconosciuto. Giungeva, forse, da un’altra dimensione? Assuefatta a quell’insistente e invisibile presenza decise di destinare a quella voce un’identità dandole un nome: Vera.
Joseph, intanto, si era abituato alla quotidiana presenza della sua amica. Ascoltava con interesse i pensieri che lei gli proponeva, anche se non rientravano quasi mai nell’ordine delle cose. Nello stesso tempo, doveva lottare con quella parte di sé, che la desiderava ardentemente. Avvertiva un indefinito presentimento che gli mordeva lo stomaco, ogni volta che lei si avvicinava.
Camilla, di solito parlava camminando su e giù per la stanza facendo ogni tanto, delle piccole pause. Laddove Joseph aveva bisogno di qualche dettaglio in più, la interrogava distaccando gli occhi dal piccolo schermo. Spesso, in quei frangenti, gli succedeva di coglierla con la testa rivolta in alto a guardare il vuoto con un’espressione rapita. A lui piaceva quell’espressione assente. Lei, però, si riprendeva di scatto. Camilla, in verità, aspettava coscientemente quel momento. Quello giusto, per sorprenderlo mentre la fissava. Voleva catturare appieno la sua attenzione, e non solo...
- ...ed è stato in quell’istante, mio caro Joseph, che ho avuto un forte capogiro, - nel mentre lo diceva, sprofondò sulla poltrona accavallando le lunghe e affusolate gambe con una certa leggerezza ed eleganza.
Joseph non poté fare a meno di guardarla e di notare la sua carnagione chiara, e la pelle liscia e vellutata.
“Mi guardi, mi desideri, ma non ti lasci tentare in nessun modo. Perché?” Pensava Camilla in cuor suo.
- ...da quella volta, - continuò lei - mi succede di udirla in svariati momenti della giornata.
Josepeh cercò di non farsi distrarre dagli atteggiamenti voluttuari che assumeva Camilla.
- Ehm... Che cosa ti dice questa misteriosa voce? – domandò lui.
- È insistente... vuole che io prenda una decisione.
- Che cosa ti chiede?
- Oggi, ad esempio, mentre venivo qua da te, mi ha fatto sussultare. Aveva un timbro di voce più autoritario rispetto alle altre volte. Mi diceva ‘Tale è la mia potenza, da poterti guarire dalla tua malattia. La mia è una promessa che durerà per l’eternità. Ciò che devi fare è di entrare nel mio regno...’ Joseph, mio caro amico, non ti sembra qualcosa di meraviglioso? Non ammalarsi. Non invecchiare. Vivere senza preoccuparsi del tempo che passa. Amarsi e desiderarsi fino alla fine dei tempi?
- È una vera assurdità! – La interruppe lui.
Lei, fece una smorfia di disappunto. Poi proseguì:
- Ho la sensazione che la voce di Vera ha il potere di fonderci l’una con l’altra. In quei momenti un senso di benessere mi pervade. È come se trovassi in quella simbiosi, attimi di pace.
A questo punto lui ridacchiò.
- Forse ti sembrerà incredibile, eppure mi sta succedendo per davvero. - Disse lei seriamente.
- Quand’è che capirai che questa manifestazione l’hai creata tu stessa? È solo nella tua mente! Hai mai incontrato questa Vera?
- No.
- Vedi Camilla, che ho ragione io!
- Sì, ma riesco a percepirla. Avverto una sensazione d’intensa realtà.
- In che senso?
- Riesco a sentire la sua presenza. Sento l’aria circostante pulsare. Capisco, in quei momenti, che mi è molto vicina, quasi fisicamente. Emana, anche, un lieve calore. In quel momento sottili vibrazioni attraversano il mio corpo. Mi sento permeare da un sentimento di libertà e di leggerezza.
Camilla fece una pausa di riflessione poi riprese a spiegare: - La cosa ancor più strana è che non ha sempre lo stesso timbro di voce.
- Spiegati meglio.
- A volte, la sua voce è ben definita. Altre volte ha una modulazione profonda. Altre ancora ha una voce soffusa... lontana!
“Sì, lontana... come sei lontano tu, ogni volta che cerchi di evitarmi!” Pensò tristemente lei.
Le dita dello scrittore ripresero a battere freneticamente sui tasti del computer.
- Sai Joseph? È come se io avessi sviluppato una sensibilità che va oltre l’immaginabile.
A quest’affermazione, lui smise nuovamente di scrivere.
- Beh... perché mi guardi in quel modo? - chiese ansiosa - Diamine! A qualcuno dovrò pur raccontarle queste cose!
- Certo, fai bene a confidarti con me. Ti consiglierei, però, di non parlarne con nessun altro. - Disse lui alzandosi per andare a bere un po’ d’acqua.
- Non potrei mai farlo. Mi rinchiuderebbero in una clinica psichiatrica. - Poi, con tono ironico: - Tu stai esagerando su ciò che ti racconto di me e del fenomeno che mi turba. Mi descrivi come un essere che ha le caratteristiche di un pipistrello che vive di notte e si nutre di sangue. Quel che sta capitando però, lo sto vivendo per davvero sulla mia pelle e credimi, sono brividi di paura.
Dopo queste ultime parole Camilla chinò il capo assumendo un’aria infelice. Lui, vedendola così abbattuta, si avvicinò e l’accarezzò dolcemente sulla guancia.
“È difficile credermi, vero Joseph?” Pensò lei.
Lui la guardò fissamente negli occhi.
- Vuoi un caffè, Joseph?
- No, grazie. Da un po’ di giorni il caffè mi procura fastidio allo stomaco. - Rispose lui, cercando di tenere sotto controllo le emozioni di troppo. - Poi, aggiunse: - Ti vedo pallida.
- Sì, hai ragione. In questo periodo ho accumulato molto stress! È per colpa di quei continui sussurri...
Joseph sorrise. Intanto, Camilla si alzò e prese, dalla borsetta che aveva lasciato sul tavolo, una boccetta piena di un liquido scuro.
Lui, incuriosito, chiese: - Che cos’è?
- Vuoi assaggiarlo?
Joseph, diede un sorso a quella soluzione densa dal colore rosso cupo e dopo un po’, sputando in un fazzoletto di carta, bestemmiò.
- Come fai a bere questa robaccia?
- Ho bisogno di berla, tutto qui.
Joseph abbassò lo sguardo. Ritornò a sedersi e ricominciò a battere sui tasti. Camilla continuò a sorseggiare il suo intruglio rossastro. La faceva stare bene. Ad ogni sorso un tepore la pervadeva fin dentro le sue viscere e i suoi sensi si acuivano fino a farla sentire rinvigorita. Ad un certo punto, presa come da un raptus, lo guardò fisso sul collo con una malcelata passione di volerlo mordere. Proprio in quel momento lui alzò lo sguardo e lei prontamente disse:
- Credi che io sia una visionaria solo perché odo quella voce?
Joseph non rispose. Non si era accorto di quel brusco cambiamento di personalità. Lei rimase delusa per l’atteggiamento dello scrittore e tergiversò:
- Ora sto meglio. Dimmi, quando finirai di scrivere questo capitolo?
- Ne ho ancora per un po’! Devi avere pazienza.
- Stai scrivendo esattamente tutto ciò che ho vissuto fino ad oggi?
- Ho descritto gli avvenimenti, pressappoco, come tu me li hai raccontati.
- Bene! Il nome della protagonista è sempre il mio?
- Sì. È Camilla! - Disse lui pronunciandolo lentamente. Poi la guardò attentamente per carpirle altre emozioni.
- Joseph, vuoi che ritorni più tardi per darti il tempo di finire di scrivere?
- Sì Camilla, è una buon’idea. Ne avrò ancora per una mezz’oretta. Sai, ho cambiato idea, portami del caffè quando ritorni, ho ancora in bocca quel gusto schifoso di ferro! Mi chiedo come fai a berlo!
- Mi piace il suo sapore. Col tempo ci si abitua al gusto.
Alle parole di Camilla, comparve un luccichio negli occhi di Joseph che disse: - Certo, mia cara, con il tempo ci si abitua.
- Ci si abitua anche a quella voce! - Ribatté lei.
- Sì, ma ora non ricominciare. Ne riparleremo dopo, - e la spinse verso l’uscita.
Non appena la porta si chiuse dietro le spalle di Camilla, Joseph, si sentì sollevato. Poi emise un sospiro d’inquietudine. La sua amica stava peggiorando. Forse doveva iniziare a preoccuparsi seriamente del suo stato psichico e convincerla a farsi curare.
Non appena fu per strada, Vera si mise in contatto con Camilla per spingerla ad una rapida decisione.
- Devi scegliere Camilla: o l’eternità, o la tua malattia. Quest’opportunità di salvezza ha un limite temporale. Sei stata scelta fra tanti. Tutto ciò che sogni di avere ti apparterrà per sempre.
- Non l’amore di Joseph. Per lui sono solamente un’ispirazione. Riesco a stimolare la sua creatività. Mi usa unicamente come spunto per descrivere il personaggio della sua scioccante storia. Ogni volta che lo cerco, è sempre lì, pronto ad ascoltare quelle che per lui sono fantasie.
- Camilla ti sbagli, i suoi occhi sono una continua carezza sulla tua pelle. Lo so. Lo leggo nella sua mente. Se accetterai di unirti a noi ti salverai e lui sarà eternamente tuo. I suoi pensieri ti apparterranno. Conoscerai i suoi segreti. Le sue ferite interiori. I suoi sentimenti per te.
- Vera, che cosa dovrei fare per raggiungere te e il tuo mondo? Vorrei guarire da questo mio continuo malessere! Guarda in che stato mi sono ridotta. Non mi curo più della mia persona. Dormo poco. Mi sento trasandata.
- Non devi fare nulla. Solo seguire la mia fluidica voce che ti condurrà oltre quel limite che divide il mio mondo dal tuo. Entrerai in una nuova realtà che ti permetterà di captare ed ascoltare le sue infinite sfumature. La sentirai familiare.
- Pensavo fosse una cosa più difficile.
- Perché dovrebbe esserlo? Solamente nei vostri romanzi appare tutto così complicato!
- Hai ragione... gli essere umani amano essere macchinosi!
- Sono fantasie umane. La tua, invece, sarà una consapevolezza ben diversa. Presto, potrai costatarlo da te.
Camilla le confidò che per il momento non era ancora pronta a lasciare il suo mondo. Così, dopo una mezz’oretta, ritornò nell’ufficio di Joseph. Lui sorrise non appena la vide. Con tono di sollievo, le annunciò che aveva finito di scrivere quell’ultimo capitolo.
- Ho dei lievi capogiri, - disse flebilmente Camilla.
- Hai udito nuovamente Vera?
- Sì, devo prendere una decisione e subito. Il tempo che avevo a disposizione per decidere è giunto quasi a termine. Ho scelto di unirmi a lei. Potrò così finalmente conoscere i tuoi pensieri...
- Ora smettila Camilla! Quante volte ti ho ripetuto che quell’entità è solamente nella tua testa. NON ESISTE!
- Vera, invece esiste, - insistette Camilla.
- Non credevo che tu fossi malata fino a questo punto.
Dopo un po’ cercò di riparare a quell’offesa: - Ascolta, sono un po’ stanco... ti prego, scusami. Ho faticato tutto il giorno per scrivere gli ultimi righi di questo capitolo.
- Ah sì? Non mi sembri poi, così stanco!
Camilla iniziava ad agitarsi. Il tempo trascorreva veloce, e ogni secondo diventava vitale per la sua esistenza. ‘L’eternità o la morte?’ pensava. Disse che aveva di nuovo bisogno di bere il suo nutrimento rossastro. Joseph sbuffò. L’atteggiamento della sua amica iniziava a soffocarlo, e ad innervosirlo.
- La tua è una rara malattia. La verità è che sei solo un po’ depressa. Non ricordi più chi sei...
A quelle parole lei iniziò a piangere. Lui si rese subito conto di aver esagerato e si scusò nuovamente:
- Perdonami, non so che cosa mi ha preso!
Intanto Camilla iniziò a risentire quel ronzio alle orecchie con in più dei forti giramenti di testa. Respirava a fatica. Poi la vista le si offuscò. Cercò di muoversi, ma ogni sua azione sembrava rallentata. Joseph, era lì che cercava di tranquillizzarla.
- Lei ESISTE! - Disse Camilla con un filo di voce. Fece un grosso respiro e continuò: - Voglio solo darti la prova che tutto ciò che ti ho raccontato è la pura verità. Ascoltami, quando entro in contatto mentale con Vera, ho una diversa percezione del tempo e della realtà. Ogni cellula del mio corpo è sottoposta a delle elevate frequenze vibrazionali. Le odo chiaramente, ed è questa la causa delle mie vertigini. Tu non puoi udirle, ma io sì. Ho l’udito affinato come quello dei pipistrelli. Guarda le mie orecchie, non le vedi diverse? Posso raggiungere con l’udito notevoli distanze e questo mi permette di comunicare con lei. Verrà il momento che il mio corpo sarà totalmente assorbito da quell’altra dimensione. Vieni con me, ora. Tanto capiterà pure a te. Dovrai decidere anche tu.
- Venire con te?
- Sì, credimi Joseph, quelle entità di cui parli nel tuo racconto, esistono davvero! Non me lo invento... solo che Vera, assieme alla sua specie, è differente da quegli esseri che tu descrivi con tanta mostruosità!
- Sei solo una visionaria!
- Beh... sbagli, ma ti comprendo. Difficile crederci se non ci sei dentro, - disse lei con uno strano tono di voce.
“E lo sarai presto anche tu,” pensò.
Gli occhi di Camilla erano pieni di luce.
- Che cosa vuoi da me? - chiese lui.
- Credere che tutto ciò che hai scritto su di me esiste e si trova in una realtà vicina a noi!
- Non ci crederò mai!
Ci fu un attimo di silenzio. Poi, con voce assente, Camilla sussurrò: - Vera, non vuole farmi del male. È mia amica.
- Vera! Sempre questa Vera! È tutta una fantasticheria che ti porterà lontano da me. Il solo sentirti parlare in questo modo, mi fa stare male... malissimo! Aiutami ad alzarmi. Ho bisogno di rinfrescarmi il viso. È colpa di quel caffè... non avrei dovuto berlo!
Camilla lo aiutò ad alzarsi. Poi lo accompagnò in bagno a rinfrescarsi il viso.
- Va un po’ meglio? - Domandò lei preoccupata.
- Neanche un po’!
Joseph la guardò fissò negli occhi, poi si aggrappò a lei, e la supplicò di smetterla con quella Vera! Camilla, nel frattempo, si soffermò sulla propria immagine riflessa nello specchio. Sorrise quando ebbe l’impressione di vedere i suoi canini un po’ più sviluppati ed aguzzi del solito. Poi, si rivolse verso Joseph e lo accarezzò, da dietro la nuca fino alla guancia, con le sue lunghe unghie tinte di nero. Lui ebbe un forte brivido sensuale.
- Sai, dovresti accettare con fiducia ciò mi sta accadendo. Rifletti su quanto ti ho detto a proposito di Vera, – disse lei stringendolo forte a sé.
Joseph, in un momento di disperazione, e di paura, la allontanò da sé. Per reazione, Camilla lo incolpò di essere stato lui ad averla messa in quella situazione. Lui sconsolato, fece di no con la testa. Lei, imperterrita, gli spiegò che una volta entrati in contatto con uno di loro non si poteva tornare indietro perché la trasformazione era già in atto. Prendendola per le spalle, Joseph la scosse violentemente.
- Torna in te, Camilla! Dov’è la donna che ho conosciuto tanti anni fa?
- Non sono stata io a volerlo. Sei stato tu a scatenare questo cambiamento. Ricordi?
‘Camilla, inventati un’altra storia...’ e quando accettai, tu mi ascoltavi con interesse e in silenzio. Poi hai insistito, ‘Camilla, devi entrare di più nel personaggio...’ e mentre io davo retta alle tue parole, un essere soprannaturale cercava di prendere forma nella mia realtà, e tu continuavi, ‘Camilla, devi dare più forma a quella seconda realtà oscura che è dentro di te... e poi, ci fu quella malattia che mi diagnosticarono. A quel punto Vera è comparsa e mi ha aperto gli occhi. Allora, tu mi dicesti: ‘Camilla! Vera è solo nella tua mente... è Camilla la vera protagonista del mio romanzo.’ Sapevi benissimo che questa voce mi voleva invece, salvare da quegli esseri mostruosi da te creati. Entità che succhiavano il mio sangue... poi le mie paure, il mio dolore. Ma tu avevi bisogno della mia parte oscura, per scrivere i tuoi romanzi. Ora Camilla è guarita. I tuoi vampiri resteranno prigionieri per sempre in quelle pagine che hai scritto. Chi, e che cosa si nasconde in realtà, dietro ad uno di quei tuoi esseri notturni, nessuno lo saprà mai!
Camilla si avvicinò al tavolo dove lavorava Joseph, e lesse gli ultimi righi del romanzo. Un’espressione d’incredulità si dipinse sul suo volto.
- Che cosa hai scritto? Non credo ai miei occhi! – Disse lei con tono arrabbiato. Poi continuò a leggere: - Camilla trafisse il cuore della Vampira. La spinse in un abisso... e la seppellì per sempre. - Un’intera giornata per scrivere che, alla fine, io mi libero per sempre di lei? No mio caro Joseph! Questo è l’epilogo che tu desideri, ma non è così.
Lei premette il tasto di cancellazione ed eliminò quelle righe. Poi, prese, la borsetta con l’intenzione di andarsene.
- Mi avevi dichiarato di aver descritto grosso modo i fatti come te li avevo raccontati... invece, di vero in tutta questa tua storia, non c’è nulla.
- Scusami Camilla. È solo un romanzo costruito su una figura leggendaria, quella della donna Vampiro. Ho fatto degli accenni sui tuoi sogni e sulle tue paure per arricchirlo. Non potevo... tu sei quella...
- Ora basta! Nei tuoi romanzi sono sempre io quella cattiva. Perché?
- Nel racconto, il personaggio Camilla assume questo ruolo per ovvi motivi, non poteva essere diversamente, e tu hai accettato la cosa sin dall’inizio! Eri d’accordo con me, non ricordi?
- Ah sì? No, non me lo ricordo per niente! - Disse con voce flebile lasciando cadere la borsetta.
- Che cosa hai Camilla? - Le chiese, vedendola premersi forte le tempie.
- ...di nuovo quel capogiro.”
Quel malessere durò per un attimo. Poi, Joseph, notò una macchia nera sul pavimento. Rimase per un bel po’ con lo sguardo focalizzato su quel punto. Non capiva se quella cosa fosse viva, o fosse un oggetto rotolato fuori dalla borsetta aperta di lei. Ad un certo punto quella cosa, con uno scatto, si mosse verso Camilla. Lui spaventato, le gridò di spostarsi.
Lei obbedì. Un grosso insetto nero, simile ad uno scarabeo gigante, spiccò il volo e ronzò minaccioso intorno a Joseph.
- Che diamine è? - Poi bestemmiò con rabbia.
Camilla rimase silenziosa. Non sembrava infastidita da quello strano insetto. Lui prese il tagliacarte che era a portata di mano e provò a colpirlo più volte. In uno dei tentativi riuscì a ferirlo. Stille di sangue schizzarono sul suo collo. L’insetto, però, era sempre vivo e aggressivo. Continuò ad allontanarlo con altri colpi diretti, ma i suoi sforzi furono vani.
Ad un certo punto, esausto, e incrociando lo sguardo di Camilla, intuì cosa stava succedendo e la supplicò:
- Vera, mi dispiace...
- Non le hai creduto.
- Non potevo immaginare... - e mentre lo diceva, sentì un bruciore in gola, poi si accasciò sul pavimento, privo di forze.
Joeseph stava ansimando: - Che... che cosa mi stai facendo? Non sento più il mio corpo. Mi sento paralizzato. Aiutami!
- Joseph, forse non te ne sei accorto. Hai un graffietto dietro la nuca. Segno dell’amore che Camilla provava per te.”
Joseph, infatti, avvertiva un bruciore in quel punto. Ricordò la carezza di Camilla, e capì che quel graffio, l’aveva fatto di proposito.
Vera continuò: - Pensa un po’! Del sangue purulento sta ora scorrendo nelle tue vene. Il tempo per voi umani trascorre molto rapidamente! Così, ora, dovrai prendere una decisione come lo ha dovuto fare quella donna che tu, preoccupato solo di te stesso, non hai mai voluto credere. Povera Camilla!
- Di quale scelta stai parlando?
- O l’eternità, o la malattia che sta iniziando a fare il suo corso.
- Che cosa? Quanto tempo ho per decidere?
- Non molto. Tu potresti diventare uno di noi. Uno scrittore Vampiro! Ah! Mio caro Joseph. Il vento tace... ed è iniziata l’ora del patto. Dovrai fare una scelta. Pensa un po’... potresti salvarti! A te la decisione.
Poi, lei si diresse verso l’uscita.
- Dove vai, Vera! Che cosa hai fatto alla donna che amo? VERAAA torna da me!
La voce di Vera si stava affievolendo man mano che s’inoltrava lungo il corridoio, mentre ripeteva la stessa frase:
- C’incontreremo presto Joseph! Ora sai chi è Camilla, e come fare per raggiungerla.


L’attesa

Joseph si sentiva in bilico fra continuare a vivere nella quotidiana normalità, rimanendo un comune mortale, oppure accettare il patto con Vera per ottenere la vita eterna.
Se, tuttavia, non avesse scelto di diventare uno di loro avrebbe subito le conseguenze di quella maledetta infezione che lo avrebbe portato, inesorabilmente e nel giro di poco tempo, alla morte.
Trascorsero i primi due mesi di una lunga attesa. In quel periodo si sentiva prigioniero delle sue angosce. Pensava sovente alle parole di Camilla, ai suoi stupendi occhi e a quanto l’aveva fatta soffrire. Non le aveva creduto. D’altronde, come avrebbe potuto prestare fede ad una simile storia? Era così assurda!
Passava il suo tempo a chiedersi e a riflettere su cosa l’attendeva una volta che avesse accettato a divenire un vampiro. Si ripeteva che, probabilmente, tutto doveva svolgersi secondo un rito, che ogni cosa avrebbe avuto un suo nuovo ordine, un senso per ogni azione, come nutrirsi di sangue per sfuggire alla morte, rispettare alcune regole per imparare a vivere nel loro modo. Lui l’avrebbe potuto fare solamente con Camilla al suo fianco. “Col tempo ci si abitua!” si disse, ricordando le sue parole.
Ogni sera ritornava in quel bar, e si sedeva al bancone, al solito posto, dove aveva conosciuto la donna che per amore l’aveva trascinato in una situazione più grande di lei stessa. Doveva solamente attendere. Non l’avrebbe lasciato da solo, ad aspettare che i giorni lo consumassero fino all’ultimo respiro. Non l’avrebbe abbandonato. Lui questo lo sapeva.
Finalmente, arrivò quel momento tanto atteso. Camilla era dietro alle sue spalle. Un brivido lo scosse, quando riconobbe il suo profumo.
- Joseph? – lo chiamò lei entusiasta.
- Camilla? – disse lui voltandosi.
La trovò ancora di più attraente. Il suo odore, ancor più intenso.
- Come stai? Sembri così diversa!
- Lo sono. Tu, invece... – disse lei sedendosi vicina sorridendogli. - Hai continuato a scrivere su quel romanzo?
- No. Ho altro a cui pensare.
Ci fu un attimo di silenzio.
- Presto si farà viva. È Vera che decide la sorte di alcuni uomini. Solo lei ha questo potere. Vuole salvare la sua specie e ci sta riuscendo.
- La tua amica Vera, mi sta togliendo la vita! Ogni giorno che passa il mio respiro.
Camilla, vedendolo così abbattuto e flebile, aprì la borsetta e gli porse la solita boccetta. Lei sorrise timidamente.
- Tieni. Non mi hai voluto ascoltare. Ora, però, devi farlo. So che è questo che vuoi. Ti sto aiutando. Questo ti farà stare un po’ meglio. Ti sarò vicina.
- Non poteva succedermi una cosa più terribile di questa. In quanti siete?
- Qui, in questo bar? - domandò lei.
Joseph diede un lungo sorso al suo drink. Intuiva che erano in molti ma non disse nulla.
- Dovrai avere la mente limpida quando deciderai. Dovrai essere sicuro della tua scelta. Piuttosto di mandare giù quella bevanda che non ti aiuterà di certo a prendere la giusta decisione, dai un sorso dalla boccetta che ti ho dato, – lei gli consigliò.
Benché restio, lui accettò. Ad un tratto, Joseph si accorse di essere osservato. In quanti stavano ascoltando la loro conversazione? Inspiegabilmente ora riusciva a distinguere le persone normali da quelle che invece non lo erano. Intuì che stava subendo una trasformazione.
Solamente ora, riusciva a comprendere quanto aveva lottato Camilla, contro quell’essere estraneo che stava prendendo forma dentro di lei. Si sentiva metà umano e per l’altra metà Vampiro.
Percepiva sottili vibrazioni di pensiero provenienti dallo spazio circostante. Sorrise. Lo incuriosiva l’idea di poter leggere nella mente degli altri.
- Camilla, chi è Vera?
- Vera è un’entità che non ha nessuna consistenza corporea.
- Secondo te, ci lascerebbe scegliere se trasformarci oppure no in esseri della loro specie? – chiese.
- Non credo, si è quasi obbligati a diventare vampiri, se si vuole evitare il peggio! È l’unico modo che ha per far sì che un individuo normale accetti di far parte della loro realtà.
- Sì, ma non riesco a capire... perché Vera era dentro il tuo corpo, quel giorno?
- Questo, non lo so. Nessuno di noi l’ha mai vista di persona. Si dice che è una forza misteriosa che si muove usando i nostri corpi per spostarsi da un luogo all’altro.
- Una vampira senza un corpo fisico!
- O forse ce l’ha! Sarà sotterrato da qualche parte, o tenuto prigioniero in qualche luogo arcano. Immagina quanti secoli di vita sono trascorsi per Vera.
- Quasi, come fosse stata attuata su di lei, una maledizione, non è vero Camilla?
- Forse! Qualcuno di noi, pensa che quella che udiamo “è la voce dell’oltretomba”. Quando il tempo si ferma tutt’attorno ad un essere umano, vuol dire che Vera è nei dintorni. Lei conosce i tuoi pensieri. Sa quando raggiungerti.
- Com’è possibile? Forse lo fa approfittando di una debolezza umana? Come lo è stato per te, ed ora, per me?
- Mio caro Joseph, se vuoi integrarti tra noi, guarda il lato positivo di questa storia. Pensa a come saranno veritieri i tuoi romanzi!
Ci fu silenzio. Pensò che Camilla avesse ragione. Erano anni, che cercava di scrivere un libro che superasse la sua fama già acquisita. I suoi lettori non aspettavano altro che leggere quello che d’incredibile accadeva nel mondo dei vampiri. Senza esitare, bevve un sorso di quel liquido rosso.
- Credi davvero che mi ci abituerò col tempo? – Chiese Joseph alzando la boccetta in segno di Prosit verso i vampiri presenti. Dopo quel sorso, si sentì effettivamente meglio.
Un istante dopo, però, la sua mente fu attraversata da un’elevata quantità di rumori indecifrabili. Inarcò un sopracciglio, si guardò intorno, e si concentrò su ogni rumore che udiva. Ora riusciva ad associare i fracassi alle persone che li emettevano. Sentiva il deglutire dell’uomo che gli era di fianco, mentre sgranocchiava avidamente degli stuzzichini. Dopo un po’, udì il ronzio di una mosca che sbatteva contro i vetri della finestra in fondo al bar. E ancora... una confusione di parole, di pensieri, iniziarono a prendere forma nella sua mente.
- Heilà, chi si rivede. Eric? – Gridò Joseph vedendo un suo amico seduto ad un tavolo.
L’amico si girò lentamente verso di lui, e mentre Joseph stava alzando il braccio in segno di saluto, si accorse che, in vero, una sagoma oscura stava uscendo dal suo corpo e lo fissò con due pupille di colore oro acceso. Dopo un po’ si dissolse in fumo, mentre udì un’eco ‘Sono un irresponsabile! Ecco cosa sono. Ho perso il lavoro, dovrò farlo. Non ho più nulla.’
Joseph guardò Camilla. Lei scosse le spalle.
- Essere vampiri, significa anche dover subire...
- In che modo posso aiutarlo? Non posso permettergli di farlo: vuole suicidarsi!
- Dovrai succhiarli ciò che è di negativo in lui... tu, però, soffrirai, ma sei più forte, riuscirai ad eliminare tutto il suo male che cercherà di dominarti.
- Ma un vampiro non si nutre di...
- Non solo. Noi siamo una nuova generazione di Vampiri. È finito il tempo dei classici vampiri, descritti come mostri succhia sangue. Ora, potrai costatarlo da te, e vivere alcune esperienze in prima persona. Potresti essere il protagonista principale del tuo nuovo romanzo.
- È una follia! Un vampiro è sempre UN VAMPIRO! Non mi avevi detto nulla riguardo a questo modo di essere...
- Ah no! A me sembra il contrario.
“Sono stato di nuovo ingannato,” si disse Joseph.
Ad un tratto, Joseph udì un rumore assordante di bicchieri che s’infrangevano. Si voltò di lato, e rimase meravigliato, quando vide i pezzi di vetro galleggiare in aria come per incanto.
- È solo l’inizio, Joseph! – disse una voce femminile.
Joseph capì che si trattava di Vera.
- Vera? – la chiamò.
Dopo aver pronunciato il suo nome, i pezzi di vetro caddero per terra. In quell’istante, tutto ritornò alla normalità. Come se niente fosse accaduto.
- Accidenti! Che cosa ho combinato – disse la donna seduta al suo fianco. Poi guardò Joseph e disse: - Forse mi ha scambiato per un’altra persona. Il mio nome è Veronica.
- Mi scusi, l’ho confusa con un’altra.
Camilla gli mise una mano sulla spalla.
- È andata via, Joseph. Fa sempre così... lo faceva anche con me. Lei è un continuo sussurro e apparire...
Joseph era molto confuso. Non si aspettava un mondo così diverso da come lo aveva sempre descritto ed immaginato.
- Tutti aspettano il nuovo arrivato. Sarà un giorno di festa. Saremo felici di esserlo, perché Vampiri lo si è ‘una volta sola per l’eternità’. Prosit.
- Prosit! - risposero i vampiri in coro.


Pubblicato il 20/09/2009

Torna indietro

 

 

 

 

 

  Iscriviti alla nostra Mailing List

Segnala il sito ad un amico

 
 
Copyright© PAOLA CARROZZO. E' vietata la riproduzione, anche se solo in parte, di queste pagine. Per utilizzare il materiale pubblicato su di esse potete chiedere autorizzazione a postmaster@ilrovescioeditore.com. Tutti i marchi citati sono copyright dei rispettivi proprietari. La redazione non si assume alcuna responsabilità per i danni che possono arrecare le informazioni contenute in queste pagine.